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INCLUSIONE

Quale metodo per la lettoscrittura? Diario di una maestra (parte seconda)

Le linee guida per l”attuazione della 170 per lo studio degli alunni DSA  ci ricordano che  “«..la letteratura scientifica più accreditata sconsiglia il metodo globale […. ] si potrà utilizzare il metodo fono-sillabico, oppure quello puramente sillabico.”.

Io ho deciso, nelle mie classi, di sperimentare il metodo fono-sillabico, seguendo ed adattando  le indicazioni di Manuela Duca e del suo metodo Facile Facile (Erickson).

Ogni lettera è stata presentata attraverso una storia, analizzando anche la forma grafica, oltre che il fonema.

«Ogni consonante viene illustrata come derivante dalla forma di un particolare oggetto o elemento della natura, l’iniziale della parola che lo denota essendo somigliante a quella lettera, ad es. la Montagna per la emme. » (Linee guida della 170)

Naturalmente ho utilizzato, in prevalenza, le immagini prese dalla mia guida edita con la Raffaello Editrice.

Tale metodo si fonda sulla considerazione che il bambino dispone anzitutto di un pensiero immaginativo.

Egli non si rappresenta astrattamente le cose, non forma ancora concetti astratti, ma se le raffigura: quando gli parliamo, spieghiamo e, ancor più, quando raccontiamo qualcosa, suscitiamo nella sua interiorità il sorgere di una immagine mentale.

Girovagando per il web ho trovato questa bellissima vignetta che centra pienamente l’idea:   

Continuando a leggere le linee Guida ho trovato altre utilissime informazioni su come presentare le lettere in classe .

«Occorre, invece, porre attenzione ad ordinare le consonanti, e le parole, in modo da presentare al bambino soltanto lettere già note (o che lo stanno divenendo in quanto le spieghiamo)».

Molto materiale l’ho trovato dai due libri di Manuela Duca “Facile Facile” e “il Mio Sillabario” editi dalla Erickson.

Ecco l’esempio preso dai suoi libri: 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho cercato di rispettare la seguente sequenza:

  • Utilizzare parole del livello alfabetico

( corrispondenza suono/segno)

  • Parole bisillabe piane CVCV.
  • Parole trisillabe piane CVCVCV.
  • Parole bisillabe con nesso biconsonantico divisibile CVC-CV (canto).
  • Parole bisillabe con nesso biconsonantico non divisibile CCV-CV (scavo)CV-CCV (mosca).
  • Parole trisillabe con le stesse caratteristiche.
  • Parole con sillabe inverse (VC – CV – CV).

Al metodo fono-sillabico ho accostato un apprendimento delle lettere con un approccio multisensoriale  e cinestesico che ha coinvolto tutti i sensi e creato nel bambino una percezione analitica del segno per la stabilizzazione mnemonica dell’allografo, del fonema, del rapporto grafema-fonema e quindi, ha favorito il processo di decodifica.

Ho comprato un piccolo libretto edito da Progetti Sonori “L’albero fiorito”  dove ho estrapolato le facili canzoni sulle vocali (Elefante Ercole, Ivana l’Indiana ecc )  e creato dei brevi video da far vedere alla LIM .

Per ascoltare una piccola demo: http://www.progettisonori.it/Catalogo/alberoFiorito.htm#*_

Poi ho realizzato delle marionette che sono state utilizzate per creare dei dialoghi estemporanei in classe tra gli alunni.

Naturalmente fino alla fine del primo quadrimestre ho presentato solo un carattere : lo STAMPATO MAIUSCOLO, perchè facilita la scrittura .

  • È composto da aste orizzontali, verticali e diagonali, da cerchi e semicerchi, facili da realizzare.
  • Le lettere  sono sempre identiche.
  • La separazione delle lettere favorisce la ricerca di corrispondenza suono-segno.

Ho cercato, anche in questo caso di seguire le indicazioni delle Linee Guida “l’insegnante dovrà dare indicazioni molto precise per la scrittura, verbalizzando al bambino come si tiene una corretta impugnatura della matita o della penna, dando indicazioni precise sul movimento che la mano deve compiere, sulla direzione da imprimere … Si farà anche attenzione a che il bambino disegni le lettere partendo dall’alto “.

 

Quale metodo per la lettoscrittura in classe prima ? Il diario di una maestra (prima parte)

Quando si sa di dover insegnare in prima ci sono delle domande che, puntualmente, frullano nella testa di una maestra .

Naturalmente anche io me le son fatte , ma la risposta è arrivata spontanea e senza nessun ripensamento : il metodo fono – sillabico, attenendomi sia alle indicazioni delle LInee guida sulla 170 per i DSA che alle Indicazioni nazionali.

Nelle INDICAZIONI NAZIONALI ho trovato conferma di quello che pensavo : “una scuola a misura di tutti, che rispetti i tempi di tutti gli alunni”.

E poi nelle LINEE GUIDA ( che suggerisco a tutti di leggere !)  ho trovato davvero una guida su cosa e come fare.

Allora partiamo con il diario?

I primi giorni di scuola li ho dedicati, oltre alle attività di presentazione e di verifica di acquisizione dei prerequisiti,  ai giochi fonologici, a cui purtroppo non sempre ci si dedica attenzione .

Sul web ho trovato vari giochi che ho poi adattato alle mie esigenze; i più apprezzati dai miei alunni sono stati questi:

  • Gioco di Nasolungo e Ditocortol’insegnante pronuncia due parole di lunghezza differente e il bambino deve indovinare quale parola è stata pronunciata da Nasolungo e quale da Ditocorto .   Es. (cane/girasole; uccellino/mela)
  • Gioco del robot: l’insegnante fa lo spelling di una parola e il bambino deve capire la parola camuffata e dirla ad alta voce (P.O.R.T.A. = PORTA), viceversa l’insegnante pronuncia una parola e il bambino deve scandire i fonemi con la voce o con il battito delle mani oppure abbinare ad ogni fonema un gettone

Tutte le attività fonologiche venivano svolte prima a voce, singolarmente, in coppia o a piccoli gruppi e poi alcune attività venivano riprodotte sul quaderno.

Questo è ciò che abbiamo fatto ad esempio con il gioco LA CASA DELLE VOCALI / SILLABE:

Il bambino ha sul tavolo delle casette fatte di cartone ognuna indicante una lettera  e dei disegni vari che vanno collocati nelle casette della lettera iniziale corrispondente.

La casa delle sillabe : L’insegnante fa sedere gli alunni in cerchio e al centro dispone delle immagini capovolte E dei cartoncini divisi per lunghezza delle sillabe (dal più piccolo al più grande). A turno ogni bambino pesca e dice il nome e poi fa la divisione in sillabe con le mani. A questo punto associa il cartoncino all’immagine.

Oppure giochi di discriminazione uditiva: metti una x ogni volta che senti il suono R /F / … e così via.

(fine prima parte)

 

La scatola della rabbia . Risolvere i conflitti in classe prima

La lettura del libro “Litigare con metodo” di Daniele Novara mi ha fatto venire la voglia di provare in classe la SCATOLA DELLA RABBIA , un metodo per cercare di convogliare e risolvere i mille conflitti piccoli e grandi che , specialmente nella classe prima della scuola primaria, sono all’ordine del giorno.

Si arriva alla costruzione della scatola solo dopo una lunga chiacchierata in classe , infatti devono essere i bambini a scegliere il contenitore, a dargli un nome , a personalizzarlo con la loro creatività. La Scatola della Rabbia deve essere di tutti,quindi la decisione va presa dal gruppo, tenendo conto che ognuno si deve ritrovare nella scelta del contenitore altrimenti non sarà facile affidarsi e mettere simbolicamente la propria rabbia in una scatola che non ci rispecchia e non abbiamo scelto.

Nelle mie due classi , ad esempio i bambini hanno scelto due nomi totalmente differenti , ponendo l’accento su due momenti diversi :

  • la scatola della Pace  (in una classe)
  • la scatola del litigio rabbioso (altra classe)

Finalità della scatola della Rabbia è l’esplicitazione condivisa del carico emotivo legato alla rabbia da parte dei bambini facendo sì che si attivino in prima persona e riconoscano il proprio vissuto.

“La scatola della Rabbia offre un luogo e un tempo in cui dar voce a quel vulcano nella pancia che raramente può essere interrogato dopo un’eruzione; cerca di rendere più consapevoli i piccoli dei loro sentimenti attraverso la lettura dei segnali forniti dal proprio corpo; li coinvolge in una rielaborazione narrativa e grafica.” (Daniele Novara)

MODALITA’ DI UTILIZZO:

I bambini , durante l’anno scolastico, avevano acquisito la seguente ritualità: se litigavano , potevano uscire, prendendo la scatola (all’interno vi erano biglietti sia bianchi che quelli compilati nei litigi precedenti e alcune matite) e andare da soli in un’auletta di fronte la loro aula e scrivere sul foglio le motivazioni del litigio e le loro emozioni.  Alla fine della compilazione i bambini leggevano ad alta voce quello che avevano scritto e cercavano di fare pace.

Posso affermare che molti conflitti in questo modo sono stati risolti molto più velocemente e facilmente.

 

Itaca, il viaggio dell’insegnante

Credo che ognuno di noi abbia una poesia, una frase che sembra calzare a pennello con alcune situazioni, alcune vicende della vita.

“Itaca” di Costantino Kavafis è una di queste.

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

2014-04-11 09.48.56

Dobbiamo sempre avere una meta, un sogno , una conquista da realizzare, ma poi camminando, ricercando, scopriamo che l’essenza vera (spesso) era il viaggio stesso, il modo in cui decidi di affrontarlo per raggiungere la meta.
Itaca può anche deluderti, ma almeno rimane la soddisfazione di non aver vissuto invano. Rimane la ricchezza di averci provato, di aver conosciuto volti nuovi lungo il cammino, di avere fatto esperienze che neanche avevamo lontanamente sognato di fare, di avere riscoperto luoghi, persone , emozioni che avevamo dato per scontato …

Proprio perchè la sento ” mia”, ho creato una piccola clip con alcuni passi per me salienti della poesia:

Buon viaggio a tutti !
Buona Itaca!

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Nuova avventura …

Ciao a tutti !
Finalmente mi sono decisa anch’io ad aprire un blog ( oltre al forum SOS SOSTEGNO…) , sperando di poter realizzare il mio diario di bordo assieme a voi. Un luogo che diventi complementare al forum, dove abbiano voce esperienze e materiali realizzati da me.

Che ne dite?

PER INIZIARE C’è BISOGNO CHE MI PRESENTI …

mani
Mi chiamo Gabriella e sono un’insegnante della scuola primaria con una grandissima passione per le nuove tecnologie.

Per vari anni sono stata un’insegnante di sostegno, da quest’anno scolastico ho voluto intraprendere una nuova sfida: essere un’insegnante iNCLUSIVA curricolare, cercare cioè come insegnante di posto “comune”di avere un maggior raggio d’azione per poter creare una vera classe inclusiva.
La sfida sta per iniziare!
Speriamo bene !

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