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DIDATTICA

Accoglienza in classe prima : “il calore di un bacio”

Il primo giorno di scuola ho letto un piccolo libricino (è scritto solo in inglese ) che narra di un piccolo procione spaventato per il primo giorno di scuola, la madre per tranquillizzarlo gli dà un bacio nella mano e gli dice che se a scuola sentirà la sua mancanza, basterà aprire la mano e tutto il calore del bacio dei genitori lo tranquillizzerà.

La storia mi sembrava davvero adatta per essere raccontata ai miei alunni e ai loro genitori !

Su Amazon ho comprato sia il libricino sia un peluche che poi è diventato la mascotte della classe.

Alla fine del racconto ho consegnato ad ogni bambino un cuore rosso da dare ai propri genitori presenti in classe per scriverci una dedica.


Ogni bambino sul proprio quaderno ha realizzato, con questo prezioso cuore , la propria “copertina”, ricalcando  l’impronta della propria mano e incollando al centro il cuore.


Alcuni bambini, durante i primi giorni di scuola, quando si sentivano malinconici, cercavano il cuore sul quaderno per tranquillizzarsi!

Il video (in inglese) del racconto:

Nei giorni successivi ho fotocopiato delle vignette e in classe abbiamo giocato a  ricostruire la storia, in primis l’abbiamo drammatizzata e poi ognuno sul proprio quaderno ha incollato le 3 sequenze nell’ordine giusto.

Le sequenze sono state prese su Pinterest . (A questo link c’è la mia bacheca dedicata all’accoglienza: https://it.pinterest.com/gabriellananni/accoglienza/ )

Buon primo giorno di scuola a tutti!

Salvato da theeducationcenter.com

Il mago accento

La simpatica filastrocca della maestra Rosa Sergi ( che potete trovare nel web) è stata la scintilla per introdurre l’accento.

IL MAGO ACCENTO

Cari amici vi presento

un mio amico: Mago Accento.

Basta un tocco, e quando vuole

cambia senso alle parole.

Di un bel PERO fa un PERO’

e di COMO fa un COMO’

di due PARTI fa un PARTI’

e poi… non  finisce qui!

Ho portato in classe un grande cappello da strega ricoperto da tanti cartellini con parole accentate . Ogni bambino lo indossava nel momento in cui qualcuno pronunciava una parola accentata.

Divertimento assicurato e  … memoria attivata!

Dopo sul quaderno abbiamo riprodotto con due piccoli librettini quello che abbiamo scoperto:

le “parole con il cappello” e le parole “che non portano MAI il cappello”.

 

 

Il dettato per apprendere in classe prima

Oggi vi voglio parlare del dettato … pratica antica ma ancora utilizzata a scuola.

Per quale motivo?

Io mi sono data queste risposte :

  • Il dettato è uno strumento d’elezione mirato e specifico per la scrittura ( strumentale , no funzionale)
  • è uno strumento didattico per l’insegnamento dell’ortografia
  • è uno strumento didattico per la verifica dell’abilità
  • è utilizzabile in classe con grandi gruppi di alunni

e non solo!

L’anno scorso ho avuto al fortuna di partecipare ad un workshop con le autrici di “Nuovi Dettati” della Erickson che mi ha aperto la strada a nuove idee .  All’inizio della classe prima ho utilizzato molto la loro metodologia e il DETTATO PER APPRENDERE.

IL DETTATO PER APPRENDERE

Caratteristica peculiare del dettato per apprendere è che  LO STIMOLO Può ESSERE RIPETUTO NUMEROSE VOLTE , SOTTOLINEANDO CON LA VOCE EVENTUALI CARATTERISTICHE SALIENTI , cercando di fissare nel bambino la forma/ pronuncia esatta della sillaba.

In questo momento l’insegnante non usa il dettato per valutare, ma per dare agli alunni sempre maggiore consapevolezza dei suoni e dei grafemi che deve pronunciare o rappresentare.

I dettati seguono la gradualità: prima le sillabe, poi le parole (CVCV e poi le altre ), solo dopo si detteranno le frasi.

IL DETTATO DI SILLABE

La prima forma di dettato in classe prima non è stato il dettato di parole, come spesso accade, ma il dettato di sillabe, in quanto ben precedente alla parola, la forma ortografica fonologica risiede nelle sillabe e sono dunque queste che devono essere esercitate.

Il dettato sistematico di sillabe piane consonante vocale , che richiede due segni grafici, aiuta i bambini a scrivere i due suoni che la compongono, superando il problema che spesso si pone cioè il fatto che il bambino scrive un segno grafico per una sillaba (Es:  “ a per ma”  , “e per te”).

Ogni unità di dettatura non ha impegnato un tempo maggiore di 10-15 minuti.

Come mai?

Perchè meno tempo non lascia sufficiente traccia, un tempo superiore rischia di superare le capacità di attenzione sostenuta !

 

DETTATO METAFONOLOGICO

Possedere la competenza sillabica significa operare con le sillabe delle parole.

Per favorire la “tecnica” di AUTODETTATO SILLABICO in classe ho cercato di allenare i bambini  nella segmentazione in sillabe della parola con successiva scrittura della prima o ultima sillaba.

Prima di scrivere in classe abbiamo ascoltato le parole, le abbiamo spezzate assieme ed ad ogni pezzetto (sillaba) corrispondeva un gettone. Dopo aver “scritto” la parola con i gettoni , ogni bambino la leggeva.

IL DETTATO DI PAROLE

 

In fase propedeutica dopo aver consolidato le sillabe e l’attenzione metafonologica , la competenza del bambino va indirizzata alla lunghezza degli stimoli verbali attraverso il dettato di parole.

In quale ordine dettarle?

Io ho seguito questo:

  • Parole bisillabe piane CVCV.
  • Parole trisillabe piane CVCVCV.
  • Parole bisillabe con nesso biconsonantico divisibile CVC-CV (canto).
  • Parole bisillabe con nesso biconsonantico non divisibile CCV-CV (scavo)CV-CCV (mosca).
  • Parole trisillabe con le stesse caratteristiche.
  • Parole con sillabe inverse (VC – CV – CV).

IL DETTATO DI FRASI

Nelle frasi si introduce una forma ortografica integrata, che va proposta gradualmente, senza chiedere al bambino di produrre autonomamente le frasi.

 

 

Quale metodo per la lettoscrittura? Diario di una maestra (parte seconda)

Le linee guida per l”attuazione della 170 per lo studio degli alunni DSA  ci ricordano che  “«..la letteratura scientifica più accreditata sconsiglia il metodo globale […. ] si potrà utilizzare il metodo fono-sillabico, oppure quello puramente sillabico.”.

Io ho deciso, nelle mie classi, di sperimentare il metodo fono-sillabico, seguendo ed adattando  le indicazioni di Manuela Duca e del suo metodo Facile Facile (Erickson).

Ogni lettera è stata presentata attraverso una storia, analizzando anche la forma grafica, oltre che il fonema.

«Ogni consonante viene illustrata come derivante dalla forma di un particolare oggetto o elemento della natura, l’iniziale della parola che lo denota essendo somigliante a quella lettera, ad es. la Montagna per la emme. » (Linee guida della 170)

Naturalmente ho utilizzato, in prevalenza, le immagini prese dalla mia guida edita con la Raffaello Editrice.

Tale metodo si fonda sulla considerazione che il bambino dispone anzitutto di un pensiero immaginativo.

Egli non si rappresenta astrattamente le cose, non forma ancora concetti astratti, ma se le raffigura: quando gli parliamo, spieghiamo e, ancor più, quando raccontiamo qualcosa, suscitiamo nella sua interiorità il sorgere di una immagine mentale.

Girovagando per il web ho trovato questa bellissima vignetta che centra pienamente l’idea:   

Continuando a leggere le linee Guida ho trovato altre utilissime informazioni su come presentare le lettere in classe .

«Occorre, invece, porre attenzione ad ordinare le consonanti, e le parole, in modo da presentare al bambino soltanto lettere già note (o che lo stanno divenendo in quanto le spieghiamo)».

Molto materiale l’ho trovato dai due libri di Manuela Duca “Facile Facile” e “il Mio Sillabario” editi dalla Erickson.

Ecco l’esempio preso dai suoi libri: 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho cercato di rispettare la seguente sequenza:

  • Utilizzare parole del livello alfabetico

( corrispondenza suono/segno)

  • Parole bisillabe piane CVCV.
  • Parole trisillabe piane CVCVCV.
  • Parole bisillabe con nesso biconsonantico divisibile CVC-CV (canto).
  • Parole bisillabe con nesso biconsonantico non divisibile CCV-CV (scavo)CV-CCV (mosca).
  • Parole trisillabe con le stesse caratteristiche.
  • Parole con sillabe inverse (VC – CV – CV).

Al metodo fono-sillabico ho accostato un apprendimento delle lettere con un approccio multisensoriale  e cinestesico che ha coinvolto tutti i sensi e creato nel bambino una percezione analitica del segno per la stabilizzazione mnemonica dell’allografo, del fonema, del rapporto grafema-fonema e quindi, ha favorito il processo di decodifica.

Ho comprato un piccolo libretto edito da Progetti Sonori “L’albero fiorito”  dove ho estrapolato le facili canzoni sulle vocali (Elefante Ercole, Ivana l’Indiana ecc )  e creato dei brevi video da far vedere alla LIM .

Per ascoltare una piccola demo: http://www.progettisonori.it/Catalogo/alberoFiorito.htm#*_

Poi ho realizzato delle marionette che sono state utilizzate per creare dei dialoghi estemporanei in classe tra gli alunni.

Naturalmente fino alla fine del primo quadrimestre ho presentato solo un carattere : lo STAMPATO MAIUSCOLO, perchè facilita la scrittura .

  • È composto da aste orizzontali, verticali e diagonali, da cerchi e semicerchi, facili da realizzare.
  • Le lettere  sono sempre identiche.
  • La separazione delle lettere favorisce la ricerca di corrispondenza suono-segno.

Ho cercato, anche in questo caso di seguire le indicazioni delle Linee Guida “l’insegnante dovrà dare indicazioni molto precise per la scrittura, verbalizzando al bambino come si tiene una corretta impugnatura della matita o della penna, dando indicazioni precise sul movimento che la mano deve compiere, sulla direzione da imprimere … Si farà anche attenzione a che il bambino disegni le lettere partendo dall’alto “.

 

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Quale metodo per la lettoscrittura in classe prima ? Il diario di una maestra (prima parte)

Quando si sa di dover insegnare in prima ci sono delle domande che, puntualmente, frullano nella testa di una maestra .

Naturalmente anche io me le son fatte , ma la risposta è arrivata spontanea e senza nessun ripensamento : il metodo fono – sillabico, attenendomi sia alle indicazioni delle LInee guida sulla 170 per i DSA che alle Indicazioni nazionali.

Nelle INDICAZIONI NAZIONALI ho trovato conferma di quello che pensavo : “una scuola a misura di tutti, che rispetti i tempi di tutti gli alunni”.

E poi nelle LINEE GUIDA ( che suggerisco a tutti di leggere !)  ho trovato davvero una guida su cosa e come fare.

Allora partiamo con il diario?

I primi giorni di scuola li ho dedicati, oltre alle attività di presentazione e di verifica di acquisizione dei prerequisiti,  ai giochi fonologici, a cui purtroppo non sempre ci si dedica attenzione .

Sul web ho trovato vari giochi che ho poi adattato alle mie esigenze; i più apprezzati dai miei alunni sono stati questi:

  • Gioco di Nasolungo e Ditocortol’insegnante pronuncia due parole di lunghezza differente e il bambino deve indovinare quale parola è stata pronunciata da Nasolungo e quale da Ditocorto .   Es. (cane/girasole; uccellino/mela)
  • Gioco del robot: l’insegnante fa lo spelling di una parola e il bambino deve capire la parola camuffata e dirla ad alta voce (P.O.R.T.A. = PORTA), viceversa l’insegnante pronuncia una parola e il bambino deve scandire i fonemi con la voce o con il battito delle mani oppure abbinare ad ogni fonema un gettone

Tutte le attività fonologiche venivano svolte prima a voce, singolarmente, in coppia o a piccoli gruppi e poi alcune attività venivano riprodotte sul quaderno.

Questo è ciò che abbiamo fatto ad esempio con il gioco LA CASA DELLE VOCALI / SILLABE:

Il bambino ha sul tavolo delle casette fatte di cartone ognuna indicante una lettera  e dei disegni vari che vanno collocati nelle casette della lettera iniziale corrispondente.

La casa delle sillabe : L’insegnante fa sedere gli alunni in cerchio e al centro dispone delle immagini capovolte E dei cartoncini divisi per lunghezza delle sillabe (dal più piccolo al più grande). A turno ogni bambino pesca e dice il nome e poi fa la divisione in sillabe con le mani. A questo punto associa il cartoncino all’immagine.

Oppure giochi di discriminazione uditiva: metti una x ogni volta che senti il suono R /F / … e così via.

(fine prima parte)

 

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La scatola della rabbia . Risolvere i conflitti in classe prima

La lettura del libro “Litigare con metodo” di Daniele Novara mi ha fatto venire la voglia di provare in classe la SCATOLA DELLA RABBIA , un metodo per cercare di convogliare e risolvere i mille conflitti piccoli e grandi che , specialmente nella classe prima della scuola primaria, sono all’ordine del giorno.

Si arriva alla costruzione della scatola solo dopo una lunga chiacchierata in classe , infatti devono essere i bambini a scegliere il contenitore, a dargli un nome , a personalizzarlo con la loro creatività. La Scatola della Rabbia deve essere di tutti,quindi la decisione va presa dal gruppo, tenendo conto che ognuno si deve ritrovare nella scelta del contenitore altrimenti non sarà facile affidarsi e mettere simbolicamente la propria rabbia in una scatola che non ci rispecchia e non abbiamo scelto.

Nelle mie due classi , ad esempio i bambini hanno scelto due nomi totalmente differenti , ponendo l’accento su due momenti diversi :

  • la scatola della Pace  (in una classe)
  • la scatola del litigio rabbioso (altra classe)

Finalità della scatola della Rabbia è l’esplicitazione condivisa del carico emotivo legato alla rabbia da parte dei bambini facendo sì che si attivino in prima persona e riconoscano il proprio vissuto.

“La scatola della Rabbia offre un luogo e un tempo in cui dar voce a quel vulcano nella pancia che raramente può essere interrogato dopo un’eruzione; cerca di rendere più consapevoli i piccoli dei loro sentimenti attraverso la lettura dei segnali forniti dal proprio corpo; li coinvolge in una rielaborazione narrativa e grafica.” (Daniele Novara)

MODALITA’ DI UTILIZZO:

I bambini , durante l’anno scolastico, avevano acquisito la seguente ritualità: se litigavano , potevano uscire, prendendo la scatola (all’interno vi erano biglietti sia bianchi che quelli compilati nei litigi precedenti e alcune matite) e andare da soli in un’auletta di fronte la loro aula e scrivere sul foglio le motivazioni del litigio e le loro emozioni.  Alla fine della compilazione i bambini leggevano ad alta voce quello che avevano scritto e cercavano di fare pace.

Posso affermare che molti conflitti in questo modo sono stati risolti molto più velocemente e facilmente.

 

Il muro della pace e della memoria

Quest’anno ho deciso di realizzare assieme alle mie due quinte il muro della pace e del ricordo.
Un posto dove riportare stralci delle nostre considerazioni in classe dopo l’attentato a Parigi e dopo aver parlato di Anna Frank e della shoah.

Ogni alunno ha portato una o più scatole di scarpe che hanno rivestito con fogli di quotidiani.
In seguito hanno incollato sulla scatola un foglio in cui hanno disegnato una scena della pace o relativa all’olocausto . Alcuni alunni hanno preferito, invece, scrivere uno slogan .

Abbiamo assemblato il tutto nell’atrio della scuola, dove altre classi hanno contribuito con poster e disegni.

Ecco il nostro muro terminato:
Presentazione standard1

Nei prossimi giorni inserirò tutto il percorso realizzato in classe sul giorno della Memoria.
A presto,
Gabriella

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Da grande farò … riflessione sui diritti dei bambini

Dopo aver parlato con i bambini, fatto conoscere le vite e le azioni di Rosa Parks, Malala , Iqbal … ho deciso di continuare le attività, realizzando un percorso fatto dalla collega Simona del blog Gocce di Armonia.

SAMSUNG CAMERA PICTURES

Abbiamo iniziato con la consueta “tempesta di idee ” :

SAMSUNG CAMERA PICTURES

Poi abbiamo letto, commentato e trascritto la poesia “Da Grande farò” di Piumini

Da grande farò
il guardiano di un faro
di trentasei colori.
Il pilota di un autobus
con le ruote-girandola.
Il fornaio-salumaio
dei panini imbottiti.
Il prete di una chiesa
tutta di vetro.
L’avvocato dei ladri
che rubano fiori.
Il vigile cow-boy
a un incrocio di mucche.
Il maestro di nuoto
dei delfini d’argento.
Il sarto delle vele
che strappò il vento.
Accompagnerò al mare
ogni piccolo fiume.
Farò il sollevatore
di piume.

e ognuno si è cimentato nell’inventare una sua personale poesia.

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Bravi ragazzi !

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Puoi costruire la pace

Stamattina in classe abbiamo parlato di ciò che era successo in Francia, quasi tutti i bambini avevano seguito il Tg e avevano visto le cruenti immagini dell’attentato a Parigi.

Alla fine della discussione, ho dettato una poesia di Patrizia Camesasca ;

Puoi costruire la pace

Se hai cibo,
puoi sfamare.
Se hai acqua,
puoi dissetare.
Se hai cuore,
puoi amare.
Se hai generosità,
puoi donare.
Se hai dignità,
puoi educare.
Se hai pazienza,
puoi sopportare.
Se hai comprensione,
puoi tollerare.
Se hai indulgenza,
puoi perdonare.
E se sfami,
disseti,ami,
doni,educhi,
sopporti,
tolleri,
e perdoni,
puoi costruire la pace.

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I ragazzi, divisi in gruppi, hanno inventato delle altre poesie, manipolando la struttura del testo .

Ecco alcune delle poesie ideate dai miei alunni :

PUOI COSTRUIRE L’AMORE

Se guardi in cielo
puoi sognare.
Se guardi le stelle
puoi brillare.
Se guardi in alto
puoi volare.
Se hai rischiato,
hai vissuto.
Se hai una penna
puoi fare poesia.
Se sei benevole,
puoi volere bene.
Se sei forte,
puoi affrontare i problemi.
Se hai fantasia ,
puoi creare,
sognare,
brillare,
volare,
vivere,
fare,
volere,
affrontare
e così puoi costruire l’amore.

PUOI COSTRUIRE LA SOLIDARIETà

Se hai un gioco,
puoi condividerlo.
Se hai una candela,
puoi illuminare le idee.
Se hai un cuore,
puoi aiutare.
Se hai l’educazione,
puoi trasmetterla agli altri.
Se sei generoso,
puoi donare.
Se hai un nemico,
puoi perdonarlo.
Se sei ricco,
puoi regalare.
Se hai una fiammella,
puoi accendere il cuore.
Se hai condivisione,
se sai illuminare,
aiutare,
educare,
se sai donare,
perdonare,
regalare e accendere,
puoi costruire la solidarietà.

PUOI COSTRUIRE L’AMICIZIA

Se sei bravo,
puoi aiutare.
Se hai denaro ,
puoi distribuire.
Se hai un’emozione,
puoi condividerla.
Se sei intelligente,
puoi ascoltare gli amici.
Se devi viaggiare ,
puoi invitare.
Se hai una famiglia,
puoi accudirla.
Se sei felice,
puoi vivere un’amicizia.
Se sei onesto,
puoi consigliare.
E se aiuti,
distribuisci,
condividi,
ascolti,
inviti,
accudisci,
vivi, e consigli,
puoi costruire l’amicizia.

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Presentazione standard1
Bravi ragazzi!

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